Jenůfa – Leoš Janáček
Opera in tre atti
Libretto di Leoš Janáček tratto da Její pastorkyňa di Gabriela Preissová
L’opera si rivela come una tragedia spirituale in cui la compassione supera il dogma e la grazia nasce dalla disperazione.
Jenůfa di Leoš Janáček inonda il Liceu di una travolgente potenza emotiva nella nuova ed eccezionale produzione di Àlex Ollé, con la sempre rivelatrice direzione di Jonathan Nott e un cast di lusso guidato da Asmik Grigorian e Nina Stemme.
Ispirata alla durezza della vita rurale e alla severa moralità di una comunità chiusa, Jenůfa diventa una passione moderna in cui il sacro e il sacrilego si intrecciano in una danza inquietante dalle conseguenze devastanti.
Al centro del dramma pulsano due figure femminili in costante tensione: Jenůfa, ferita dall’amore e dalla vergogna, e la Kostelnička, sua matrigna, insieme guida morale e autrice di un crimine che cambia tutto. Jenůfa incarna un’innocenza profanata che, nonostante il dolore, rimane sacra; la Kostelnička, invece, rappresenta il parossismo di una legge senza compassione: la voce severa della comunità e della religione.
Il suo atto — l’uccisione del figlio illegittimo di Jenůfa — è il gesto sacrilego per eccellenza: non solo perché è un crimine, ma perché viene compiuto in nome di un amore distorto, di un onore imposto, di un senso del sacro pervertito. Uccide per salvare, mente per proteggere, annega una vita per “redimerne” un’altra. Così l’opera diventa una parabola brutalmente contemporanea: fino a che punto può spingersi il fanatismo morale? Un sacrificio imposto può giustificare la distruzione dell’innocenza?
Janáček, con una musica diretta, lirica e spirituale al limite, scrive questo dramma con un’intensità che penetra ogni difesa. La scrittura vocale conferisce ai personaggi una verità tragica, mentre l’orchestra esplora i loro pensieri più profondi e le loro angosce.
Eppure, Jenůfa è anche un’opera sul perdono. Quando la protagonista perdona la Kostelnička, l’opera si rivela come una grande tragedia spirituale in cui la compassione supera il dogma e la grazia sboccia là dove sembrava possibile solo la disperazione.